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RESIDENT TATTOOER

Simone Riflesso

Un combattente che veste alla marinara

Simone si avvicina al mondo del tatuaggio quasi per caso, ripetutamente. Dopo cinque anni di studio di grafica pubblicitaria e fotografia alle superiori, la sua aspirazione è quella di proseguire gli studi nello stesso ambito, ma per una serie di casualità, si ritrova invece appena finita la maturità ad iniziare a lavorare per un’amica estetista che crede nelle sue capacità artistiche, lo incoraggia e lo inizia nel mondo del tatuaggio. Per lui è quasi un gioco, una passione nata per caso, e dopo pochi mesi preferisce prediligere la sua carriera accademica e si iscrive all’università. Passano cinque anni di studio matto e disperatissimo al Politecnico di Milano, dove frequenta un corso di graphic design e durante i quali continua a coltivare la passione per il tatuaggio, ma senza troppo impegno. Ha ottimi voti e ottimi risultati, ma si accorge ad un passo dalla laurea magistrale che non ha assolutamente intenzione di passare le sue giornate seduto davanti al computer. Gli anni accademici gli donano una metodicità e una cultura del progetto invidiabili, ma si rende conto di avere bisogno di libertà. La sua curiosità lo portano a sviluppare fin troppe passioni per una persona sola. Da sempre è affascinato dal culto dell’identità. E dall’ignoto. Che per lui poi sono un po la stessa cosa. Simone infatti è un animo sensibile e irrequieto, pronto a mettere costantemente in dubbio qualsiasi cosa, a partire da sé stesso, continuamente: l’unica cosa a cui riesce ad essere coerente è l’hic et nunc assoluto. Si identifica pienamente nel suo segno, la bilancia, in continua balìa di equilibri e squilibri. È bianco, è nero, ma anche un po fucsia. Il suo modo di fare spazia da una seriosa e vagamente filosofeggiante indole riflessiva ad un’eccentrica e liberatoria smania per l’eccesso e la stravaganza. Assolutamente incapace di definirsi, non comprende quali siano i suoi limiti, e finisce con l’accettare questa sua incapacità di buon grado. D’altronde, i limiti non vede a cosa possano servirgli. Ricerca e sperimenta, continuamente. La sua personalità fluida ed introspettiva non può far altro che riflettersi nel suo disegno, anch’esso fluido e multisfaccettato. Il suo è di conseguenza un tatuaggio introspettivo, genuinamente simbolico e criptico, ma anche eccentrico e bizzarro, senza pretese d’essere preso troppo sul serio. Gli piace pensare di essere una sorta di sciamano piuttosto che un artista, quasi un negromante, un alchimista. Quello che lo affascina di più del culto del tatuaggio infatti, è la sua funzione di rito di passaggio, la sua intrinseca cerimonialità. Il suo ideale di tatuaggio è un segno propiziatorio, caratterizzato da una volontà celebrativa, sia essa mossa dall’intento di farsi portatrice di un significato profondo o di una svergognata e superficiale ilarità. Nonostante il suo stile debba ancora definirsi appieno, le influenze dell’arte dadaista, metafisica e pop/kitch si fondono alla simbolicità del tatuaggio tradizionale e old school ed all’eclettismo formale delle serigrafie delle carte dei tarocchi e delle stampe esoteriche, dando vita ad un design enigmatico, volutamente insolito e vagamente grottesco ed unheimlich, spinto dalla volontà di trascendere il convenzionale. I soggetti, quando antropomorfizzati, fanno l’occhiolino appena possibile alla cultura camp e a uno svergognato gusto freak. Il tatuaggio di Simone è in piena sperimentazione, senza troppe pretese e con tanta voglia di sorprendere e divertire.
Ma fondamentalmente è solo all’inizio.